Il suo sbarco su Twitter è avvenuto in sordina. Come se a Marsala, una centocinquantaduina d'anni fa, 999 fossero arrivati in massa e uno, staccato di mezz'ora, solo e con la camicia rosée. Ecco: quel navigante solingo e snobbato è Fabio Fazio. Il mattatore dell'azienda radiotelevisiva nazionale, il miglior fantino del cavallo di Saxa Rubra, trattato come uno pseudo carneade.
Colpa di ubi maior Joseph, unitosi lo stesso giorno alla Sacra Famiglia pigolante (e spigolosa l'avverto, Sua Santità), ma soprattutto merito di un palcoscenico dove non ci sono primedonne. E se ci sono, non sono quelle osannate dalla TV. Qui si osannano le TW, ma questa è un'altra storia.
La verità, che inizia e finisce con me, è che Twitter livella, stende tutti sullo stesso tavolo da lavoro e poi screma, sminuzza, stronca, filtra, cola, leviga, smussa finchè rimane solo la polpa. Che dev'esserci, artificiosa o autentica che sia. Riverisce gli irriverenti, smaltisce quelli senza smalto. Qui non si propina, non si inietta: semmai si distilla.
E' questo, caro Fabio, il tempo che fa da queste parti, ed è questo il motivo per cui il Papa ha 20 volte i tuoi follower. Lui divide et impera, anzi impera et divide. Tu sei sempre sereno, con poche perturbazioni e invece ti consiglio di lanciare qualche saetta. Evidentemente ti sono fischiate le orecchie, perché con Maria Nazionale a San Remo dimostri d'aver capito il meccanismo.
Mentre Quelli che... sono senza sale, restano a guardare.
