martedì 26 giugno 2012

Europei 2012, le Stelle cadenti e i Diamanti crescenti: il sogno azzurro continua


Siamo onesti: alzi la mano chi non pensava che dei 23 della delegazione azzurra, non fosse il 23esimo. Facciamo 22esimo, giusto perché il 3° portiere è più portaborracce che altro. 

Dai, forza, su i braccini che di cocchieri di carri trionfali l'offerta è ben più larga della domanda. E poi, stavolta, ci sono già io. Che, mai come in questa occasione, rivendico il diritto ad afferrare le redini, scudisciare i destrieri e in tono da Massimo Decimo Meridio, tuonare: "Mè av l'aviva dèt!!".

C'è da dire, in tutta onestà, che partivo avvantaggiato: io Alino l'ho visto giocare tutto l'anno al Dall'Ara e sapevo che sarebbe bastato un ct mediamente illuminato (non soggiogato dai pregiudizi e dai tipici ripiegamenti sui soliti nomi "perchè in queste competizioni serve gente collaudata, con esperienza internazionale e bla bla bla) per capire che lasciare a casa uno così dalla spedizione europea ucro-polacca, sarebbe stato un delitto.

E allora, quando a fine aprile Prandelli è comparso in tribuna sotto le Due Torri per seguire Bologna-Genoanon mi sono sorpreso per nulla. Mi sono stupito, semmai, che tra i miei sodali aleggiasse lo spauracchio che il ct fosse lì per Gilardino (chiiii??????), quando io non mi ero neppure posto la domanda. E' venuto per Alino, per chi sennò?

Salto tutto il "road to" e arrivo alle ultime ore: quelle di Diamanti che entra e semina scompiglio, che si danna l'anima come un ragazzino, che in pochi minuti offusca Cassano, Giovinco e Di Natale, che tira in porta centrandola (peculiarità che già lo pone sopra ai 3/4 dei suoi colleghi), che si sbatte, suda, inventa e...piace. Poi segna il rigore decisivo per portarci in semifinale con gli eterni sfidanti teutonici. Sempre forti, quest'anno forse ancor di più. Con tante armi, ma senza l'asso nella manica. O meglio, senza la punta di Diamanti...